1755 – Le risse del Gioco del Ponte

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1755 – Le risse
del Gioco del Ponte


Il 1755 non fu un anno quieto per Pisa. Realisticamente non lo fu nemmeno per la Toscana. Dal punto di vista della politica europea, da quasi un ventennio non era più una nazione autonoma, essendo stata sottomessa, dopo la fine della dinastia Medici (1737), alla volontà pragmatica delle potenze continentali, e ora governata dagli Asburgo Lorena tramite un Reggenza.
Riguardo alla amministrazione pubblica e alla vita quotidiana, pare fossero frequenti i cosiddetti “abusi” sia da parte delle autorità che dei privati e degli ecclesiastici. O almeno così scrisse il granduca Pietro Leopoldo nelle sue Relazioni (1790), facendo la storia dei decenni passati. Oltre a ciò, quell’anno, alla crisi morale dovette aggiungersi una forte insicurezza. Ricorda infatti la Legislazione Toscana (1807) l’emanazione di un motuproprio del 21 novembre 1754, sui “casi di etisia polmonare che si scuoprono giornalmente”. Loro conseguenza erano stati “molti disordini e pregiudizi, che vengono a risultare alla pubblica quiete”. Né si stavano prendendo “contro il suddetto male veruna di quelle precauzioni, che sono necessarie per impedirne il progresso – ad esempio impedire di vendere gli effetti personali di un deceduto infetto.
[Va detto, per inciso, che la tubercolosi fu un tragico male che afflisse i toscani fino circa alla metà del Novecento].
Comunque nel 1755 anche a Pisa il timore del morbo dovette avere il suo peso e aggiungersi ad un diffuso malcontento per la mortificante e sempre più evidente crisi dell’economia cittadina. Indirettamente lo segnala la Legislazione quando riporta il bando del 4 settembre 1759 per la vendita di due galere: “molto antiche delle quali da lungo tempo non si faceva uso”. La navigazione e i suoi profitti ora erano a vantaggio di Livorno.
In città, insomma, c’erano sufficienti motivi per far risse, soprattutto da parte del “popolo”, ovvero della povera gente, considerata con sufficienza, se non con forzata sopportazione. Di quello pisano dette il solito pesante giudizio Pietro Leopoldo nel 1790: ... “i preti sono ignoranti e materiali; il popolo in città è rozzo e sparlatore, rissoso, fanatico all’eccesso, rumoroso, risentito, materiale e dedito, tanto il popolo che tutti i ceti, all’osteria, alla crapula ... ed il popolo in specie, per le risse e per il libertinaggio, va tenuto con rigore e severità”.
Nel 1755 il pretesto che provocò le risse fu il “tifo” del Gioco del Ponte, come si può leggere qui sotto in un documento del Commissariato.

“Nota dei fatti successi doppo la pubblicazione del bando sopra il gioco del Ponte, e prima:
Il dì 6° aprile 1755 successe che
1° Alessandro Bernazzini
2° Matteo Iacopini
3° N. Venturelli detto Ciacia
tutti e tre Mattaccini dalla parte di Tramontana.
Il primo verso S. Matteo incontrò
4° N. detto il Caporale Guidi giocatore dalla parte del Mezzogiorno, che accompagnava fuori di porta certo suo parente, lo motteggiò sopra la sciabola di cui il Guidi è solito andare armato come caporale assistente a questa fiera, rispondendole: “La mia sciabola è buona per la vostra spada”.
L’istesso giorno incontrandosi i tre suddetti con il medesimo Guidi verso la Piazza de’ Cavalieri salvo, le furno dette le medesime parole, ed ivi s’attaccorno, e ne seguì che il secondo diede un pugno al 4°; ed al 2° le fu strappato dal 4° la camicia etc. Orazzio Lori presente, e benché sia ancor esso Mattaccino sgridò il primo Bernazzini che fece male a provocare il Guidi, e che per causa sua era seguito quanto etc.
Leone di Cirillo Piccioni giocatore di Santa Maria dalla parte di Tramontana parimente il giorno de’ 6 corrente volea dare al cherico Martini, strappandole fino la camiscia, e perché i fratelli Fiaschi lo sgridorno, e s’interposero a rimediare, detto Leone attaccò lite e si rivoltò a detti Fiaschi etc.
1° Andrea Brocchi
2° Francesco suo figlio
3° N. Cianelli
4° N. detto il Sordo
5° Domenico Castelli et altri
tutti giocatori di S. Antonio dalla parte di Mezzogiono.

Il dì 9 corrente a piè di Ponte dalla parte di Tramontana, fecero lite con la truppa del Boscaini, detta la Squadra dei Sateri [= Satiri] fra i quali vi erano:
6° Il caporale Casali, cognato di Giuseppe del Panfine
7° N. suo fratello
8° Domenico di Giuseppe Ghezzani detto il Massenti e molti altri.
Seguendo diversi ferimenti ed il primo si pretende il promotore di detta rissa ed il sesto fu il primo ad ammenar colpi di spada contro quelli del Mezzogiorno, essendo restati tutti, o poco o molto, feriti e l’8° fu quello percosse con colpi di bastone il 4° e dalla parte di Tramontana. Non restò ferito altro che il 7°, che dicesi per cosa certissimi gliel’ammanesse il 2°.

Antonio Piccioni giocatore dalla parte di Tramontana nell’atto della rissa, già detta, offese con parole ingiuriose, e con minacce tre famigli di questo Bargello di Pisa, il perché non si erano esposti, e mossi a rimediare quanto successe, e detta convenzione fu pubblica e appié di Ponte; conforme detto giorno, e in quell’istante fece il simile il signor comandante di Tramontana a tre altri famigli di detto Bargello nella propria loro guardia, minacciandoli fino con la canna d’India [= bastone] di romperli le braccia, il perché erano partiti del ponte nell’atto della zuffa, e non si erano interposti a rimediare quanto etc.

Giuseppe Malvaldi, giocatore di S. Antonio dalla parte del Mezzogiorno, abitante a S. Lorenzo alle Corte giurisdizione di Vicopisano. Questo il dì 9; e nel tempo istesso della festa del Carrello, dalle palle del ponte di Mezzogiorno attaccò lite con un prete, e mettendo mano ad un coltello da tasca, che ciò veduto da Francesco Lagomarsini e compagni famigli, glielo levorno con dirli: “Malvaldi ti ò conosciuto”. Allora il signor Leonardo Boccacci ivi presente, abbracciando questo rissante dicendole: “Vattene che sei stato conosciuto”, conforme seguì senza che vi seguisse male nessuno.

Il dì 10 corrente fu d’ordine dal tenente di questo Bargello chiamato Andrea Bracci primo nominato e mandato segret(ament)e. Doppo un’ora salvo, fu detto tenente trovato dal signor comandante del Mezzogiorno e dal signor cavaliere Pesciolini nel cortile del palazzo Pretorio, e con parole e minacce non convenevoli offesero detto tenente per avere eseguito tal ordine con quel più etc.

E parimente la notte del 10 d’ordine furono catturati e posti in segrete
Matteo Iacopini e
Domenico di Giuseppe Ghezzani ambedue giocatori dalla parte di Tramontana”.

Paola Ircani Menichini, 17 aprile 2020. Tutti i diritti riservati


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