"La Magione di Poggibonsi
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La Magione di Poggibonsi
Una commenda dei Gerosolimitani nel 1639

«Fra’ cavalier gerosolimitano / Monta Bucifalasso, / E contro ogni baron poco cristiano / Tiene, sfidando, il passo [...]» – così scrisse il Carducci (1) celebrando un ideale confratello dell’Ordine fratrum Hospitalariorum Hierosolymitanorum, istituito nel secolo XI sotto la protezione di San Giovanni di Gerusalemme.

Alla creatività del poeta si aggiunse la fantasia dei romanzi e del cinema e il risultato fu l’alto rango eroico di un gruppo di cavalieri che partecipò alle Crociate ma che ebbe, oltre ad elevate aspirazioni, obiettivi più prosaici: la salvaguardia della propria classe sociale tramite il rinnovamento di una nobiltà con potenzialità militari ma in crisi, la difesa dei luoghi santi conquistati e dei pellegrini che li visitavano, e l’appoggio all’esigenza “dell’aristocrazia di darsi un codice comportamentale che ne giustificasse le tradizionali attitudini guerriere”. O almeno così considerò lo storico Bruno Andreolli, parlando dell’origine delle milizie monastiche cavalleresche (2).
La tendenza dei tempi poi fece sì che l’Ordine Gerosolimitano, attivo in campo ospedaliero, ricevesse la protezione della Santa Sede (1113), si diffondesse in Europa e fosse esentato dall’autorità vescovile (1154). Ottenne quindi i beni dei soppressi cavalieri Templari (1312) e nei tempi successivi definì la propria gerarchia. Sua unità di base fu la “commenda” che formò il priorato, il quale dette vita alle province, divise secondo la lingua e con a capo o un gran precettore o un gran balì o un altro confratello di carica superiore.


Terminata l’epoca delle Crociate (sec. XIII), l’Ordine trovò la sua ragion d’essere nel presidio del Mediterraneo contro i corsari. Dopo circa due secoli di imprese, nel 1522 fu sconfitto a Rodi e costretto a ritirarsi prima a Creta e poi a Malta, il cui nome divenne l’appellativo più comune (Cavalieri di Malta). Nel Settecento concluse il periodo eroico e, dopo la conquista dell’isola da parte di Napoleone e le difficoltà successive, stabilì nel 1834 la sede a Roma, ricevendo nel 1961 da papa Giovanni XXIII l’approvazione della nuova carta costituzionale.
Del suo prospero passato rimangono numerosi documenti d’archivio, soprattutto sulle commende che in Toscana giunsero fin nelle campagne, sulle vie di lunga percorrenza e presso i castelli. Alcune di queste sedi furono subordinate alla prioria del Santo Sepolcro di Pisa, acquisite o ricevute in donazione: ad esempio San Lazzaro di Volterra, San Giovanni Battista di Cascina, San Carlo di Pontedera, San Leonardo di Pontremoli, San Sebastiano in Vald’Elsa, il fortilizio di Alberese e la Rocca di Pietracassa (Laiatico), per citarne alcune.


È descritta nei suoi possedimenti anche la Magione di Poggibonsi, nella seconda parte di un opuscolo compilato dopo un viaggio ispettivo fatto nel 1639 dai cavalieri Ugolino Grifoni e Giovanni Vincenzo Doni. La commenda allora si collocava ponderatamente sulla strada Francigena diretta da e verso la Città Eterna. Sulla “via Maestra” nel castello era ubicata l’abitazione del priore – citata con lo stemma sopra la porta, con alcune stanze, stalla, cantina e con casolare dietro – e sulla “Piazza Calda” si trovava una casa di proprietà “a uso di fabbro ferraio”.
La Magione vera e propria era posta fuori del paese, nel “popolo di Santa Maria di San Piero a Megognano” presso il fiume di Staggia. Data l’importanza, fu la prima tappa dei cavalieri che iniziarono la visita con la “consueta orazione”, accertando poi lo stato degli edifici e della chiesa non addetta a cura d’anime ma usata per celebrare la messa una volta la settimana e per la festa del protettore San Giovanni Battista.


I possedimenti annessi erano ricordati con una buona amministrazione. Comprendevano un tenimento a Poggio a Spicchi sulla strada che andava a Colle, e terre presso lo Staggia, al Campo Borraccio, al Romituzzo sopra la “strada romana”, al Giardino, alle Fornaci e all’Osteria di Calcinaia. Alcune località sono presenti tutt’oggi; altre restano, con il nome, un prezioso contributo alla storia del territorio.
L’elenco dei beni interessava anche delle proprietà nella podesteria di Radda in Chianti e in particolare alcune case poderali con oratori quasi dismessi, come San Michele al Palagione (Monternano) e San Niccolò a Vignali (San Leonino in Conio).
Da annotare infine i ricordi sulle case a San Lucchese di Poggibonsi, donate ai Gerosolimitani dal muratore Orazio Provvedi, e quelli sulle sconosciute chiesette di San Lorenzo a Pian dei Campi e di San Giovanni Decollato nella Villa di “Cusina” nel popolo di San Piero in Casaglia dove il podere si chiamava Torre, a motivo di una di queste belle strutture che ornava l’edificio principale.

Paola Ircani Menichini, 3 aprile 2020. Tutti i diritti riservati


Note
(1) Giosué Carducci, Opera omnia, Intermezzo VII.
(2) Bruno Andreolli (+2015), alla voce “Ordini cavallereschi” in Grande Dizionario Enciclopedico UTET.

Didascalie alle fotografie
1 – Un cavaliere “professo” del Sovrano Ordine di Malta, secolo XVIII.
2 – La prioria del Santo Sepolcro di Pisa nell’incisione di Bartolomeo Polloni, 1835.
3 – La Magione di Poggibonsi, foto su Google Maps di Michela Feliziani, dicembre 2019.
4 – La chiesa della Magione di Poggibonsi, foto su Google Maps di Denis Montanari, settembre 2019.