LE STYLE PISAN. Son employ. Sa diffusione geographique
LO STILE PISANO. Il suo impiego. La sua diffusione geografica
Contributo allo studio dello Stile Pisano con la traduzione dal francese di un sag-
gio di Charles Higounet. L’autore riconosce ai pisani il grande merito di aver portato
avanti nei secoli il loro tipico computo del calendario e di averne fermato il ricordo
nella storia della civiltà [P.I.M.].
Lo stile o calcolo dell’inizio dell’anno detto pisano e utilizzato nel Medioevo,
si basava, come lo stile fiorentino, sulla scelta del 25 marzo, festa dell’Annun-
ciazione, come data d’inizio. Ma mentre l’anno fiorentino comincia il 25 marzo
che segue il Natale di tre mesi, il pisano apre con il 25 marzo che precede di
nove mesi la Natività; in altre parole, prevedeva 9 mesi e 7 giorni sul computo
moderno (1). I grandi trattati di cronologia e diplomatica hanno accordato poca
attenzione a questo uso di fissare l’inizio dell’anno , considerando che il suo uso
fu molto limitato al di fuori di Pisa e della Toscana e la cancelleria di alcuni papi
nel XII secolo (2). Di fatto però, le verifiche e le raccolte delle date effettuate di
recente, consentono di rivedere fin da ora questo stretto punto di vista. Se il
calcolo chiamato pisano sembra essere stato generalmente meno adottato ri-
spetto al calcolo fiorentino o agli stili della Natività e di Pasqua, tuttavia è stato
molto più diffuso di quanto si pensasse fino ad ora. L’esempio più antico del-
l’uso di questo calcolo potrebbe essere la data di un documento del monastero
di Farfa in Sabina, del 22 settembre 888 (a. st.), indizione VI, segnalato da G.B.
Picotti (3), a condizione che l’indizione VI seguita dal suo redattore fosse effet-
tivamente l’indicazione greca – che non è certa (4). Siamo più sicuri della data
di un diploma di Luigi di Provenza, la cui concordanza dei tre elementi, millesi-
mo 896 (a. st.), indizione XIV, V anno del regno, postula l’impiego dell’anno
pisano (5). Allo stesso modo, la data di una carta dell’arcivescovo Rostaing di
Arles – domenica 6 giugno 897 (a. st.) – è in stile pisano, indizione XIV (6). È
possibile che la cancelleria di Luigi III abbia adottato questo | 33 | calcolo tra
l’891 e l’898 in Provenza sotto la direzione dell’arcivescovo Barnoin di Vienne
(7).
lo stile pisano
di charles higounet
In Italia, la datazione pisana di una serie di documenti milanesi della fine del
IX secolo e l’inizio del X appare molto incerta (8), e i documenti di Berengario I
sono troppo pieni di discrepanze e date contraddittorie per poter esseri presi
in considerazione (9). Per contro, è con il calcolo pisano che gli atti della Cancel-
leria di Ugo d’Arles, sono firmati dal cancelliere Gerlannus, nel febbraio 927 e
nel maggio 928 (10).
Questi primi esempi, a partire dall’inizio del X secolo, ci collocano, comun-
que, fuori dalla Toscana. Il nostro computo fa la sua comparsa in questa regio-
ne in due carte di Lucca e del Mugello del 30 ottobre e del novembre 925 (a. st.),
indizione XIII, e a Pisa solo il 25 maggio 986 (a. st.), indizione XIII. Durante
tutto l’XI secolo, inoltre, e ancora all’inizio del XII secolo, la popolazione esitò,
nella stessa Pisa, tra lo stile dell’Annunciazione e lo stile della Natività. È davve-
ro solo dal 1139 (a. st.) che il calcolo al | 34 | 25 marzo precedente il Natale si è
affermato come mos pisanus, in opposizione al calcolo fiorentino (11). Fuori
Pisa, i registri italiani riportano l’uso di questo computo, momentaneamente o
contemporaneamente ad altri, a Bergamo, Lodi, Pistoia, Lucca, San Miniato del
Tedesco, Arezzo, Piombino e Corneto (12). Nella Cancelleria romana, fu duran-
te i grandi pontificati della fine dell’XI secolo e della prima metà del XII che
ebbe onore il calcolo pisano. Ancora raramente usato sotto Alessandro II e Gre-
gorio VII, fu molto di frequente adoperato sotto Urbano II, Pasquale II, Gelasio
II, Callisto II, Onorio II, dal 1088 al 1130; mentre Adriano IV forse lo riprese a
volte poco dopo (13). Tuttavia, anche con Urbano II e Callisto II, che sembrano
essere stati particolarmente affezionati a questo calcolo, troviamo da una bolla
all’altra dei cambiamenti che vorremmo poter spiegare. Le bolle di Urbano II
durante il suo viaggio in Linguadoca nel 1096 sono datate secondo il modo pi-
sano (14), mentre in Laterano l’anno successivo lo sono con| 35 | il calcolo fio-
rentino o quello della Natività (15). Sappiamo anche che in Francia nel X e nel-
l’XI secolo a volte si sono contati gli anni dall’Annunciazione prima di Natale:
quindi nella Cancelleria dei primi Capetingi Roberto e Enrico I (16).
In Catalogna, un esempio isolato, ma che potrebbe essere la manifestazione
di un’usanza difficile da rilevare in atti il più delle volte datati solo dagli anni del
regno dei re di Francia, appare l’uso dell’anno pisano anche a Barcellona nel
986 (a. st.) Lo stesso anno appariva negli atti pisani (17).
| 36 | Ma fu ancora alla fine dell’XI secolo e all’inizio del XII che l’uso sembra
essersi diffuso soprattutto nei paesi della Linguadoca. J. F. Capdevieille ha rac-
colto esempi sparsi, dal 1061 al 1135, nelle opere e nei cartolari di Grenoble,
Lérins, Saint-Victor di Marsiglia, Nîmes, Conques, Vabres, Saint-Sernin di To-
losa, Sainte-Marie d’Auch e Saint-Etienne de Baignes a Saintonge, e ha dimo-
strato l’esistenza di un grande nucleo in stile pisano a Montpellier tra il 1113 e il
1124 e intorno alle vicine abbazie di Aniane e Gellone dal 1081 al 1122 (18). Più
recentemente, D. Garrigues, lavorando sulle date dei documenti pubblicati nel-
la storia generale della Linguadoca e in vari cartolari di questa regione, ha por-
tato un lotto di trentatré date pisane certe e tredici possibili interessante Mar-
siglia, Narbona, Tolosa e il tolosano, Rouergue e la terra di Foix tra il 1057 e il
1205 (19). Noi stessi abbiamo segnalato un gruppo abbastanza ampio di carte
dal paese di Comminges, datato un po’ più tardi in stile pisano: parti del carto-
lario | 37 | de Montsaunès del 1168 (n. st.) (20), carte di Saint-Gaudens, incluso
il contratto di franchigia concesso a questa città dal conte di Comminges Ber-
nardo IV (20), atti dei conteggi del 1229 (n. st.) e 1261 (n. st.) (22).
Che l’uso del cosiddetto calcolo pisano dell’Annunciazione sia stato quindi
più diffuso di quanto si sospetti, lo dimostrerebbero da soli i risultati di questi
pochi lavori. Va anche notato che questi sono solo gli esiti di sondaggi localizza-
ti e che siamo stati in grado di operare, come sempre in cronologia, su un nu-
mero limitato di documenti contenenti gli elementi necessari per le verifiche.
Se potessimo dare un certo valore alla statistica applicata a tale questione, con
D. Garrigues, penseremmo che circa un decimo delle date utili delle raccolte
della Linguadoca studiate risponde, nel XII secolo, allo stile pisano; il nostro
sentimento sarebbe lo stesso, come ordine di grandezza, per il paese di Com-
minges nel XII-XIII secolo.
Il fatto che questo uso all’inizio dell’anno non sia stato così raro né localizza-
to come si pensava in precedenza, pone il problema della sua diffusione. Che
Dionigi il Piccolo stesso abbia scelto il termine il 25 marzo prima di Natale come
giorno iniziale degli anni dell’era cristiana (23) ci dice poco sul suo punto di
partenza geografico. I primi esempi di questo termine finora raccolti fanno pen-
sare a un’origine provenzale più che a un’origine italiana (24). In ogni caso,
dobbiamo rinunciare a vedere a Pisa come il suo primitivo centro di diffusione.
I notai pisani lo adottarono nei secoli X e XI, al tempo, sembra, in cui anche
altri scribi toscani, provenzali, francesi, catalani o della Linguadoca | 38 | lo
hanno impiegato. Fu solo dopo l’affermazione del mos pisanus nel XII secolo
che l’influenza della città marinara poté aver gioco nella diffusione di questo
calcolo.
L’adozione da parte di questi primi scribi e notai dell’uso dell’Annunciazione
in generale prima dell’XI secolo fu legata allo sviluppo del culto della Vergine
(25). Ma sarebbe molto difficile sapere se questa devozione era più forte qui o là
per spiegare localmente l’apparizione del calcolo. Al contrario, sarebbe piutto-
sto l’uso dello stile del 25 marzo che potrebbe essere un’indicazione, almeno
durante l’alto medioevo, dell’intensità della devozione mariana. Il calcolo pisa-
no, in particolare, apparve, rispetto al calcolo della Natività e a quello del 25
marzo noto come fiorentino, come un termine più logico ab incarnatione. Di
conseguenza, è stato in grado di ottenere il supporto di alcune menti più sensi-
bili di altre a questa tipicità. Ma ciò che sorprende – o è semplicemente medie-
vale – è, che non ha, nonostante tutto, conquistato un pubblico più generale.
Oltre a queste ampie ragioni, è certo che l’uso del calcolo pisano del 25 marzo
ha avuto quindi altri scopi personali o politici, nel contesto locale e regionale.
Sembra ovvio, prima di tutto, che fu la cancelleria provenzale a portarlo all’ini-
zio del X secolo nel nord Italia. Il fatto che Lucca, che fornì uno dei primi esem-
pi di questa datazione nel 924, lo abbandonasse per lo stile della Natività a
partire dalla morte di Ottone II, vale a dire all’epoca nella quale appare a Pisa,
lascia comprendere che il suo stato d’animo almeno non camminasse a rimor-
chio del vicino. Enrico II, soggiornando nella regione di Pisa nella primavera del
1014, adottò la data dei suoi diplomi per l’uso locale che cominciava a prevalere
mentre la sua cancelleria seguiva di solito quella di Natale (26). E quando Pisa,
lei stessa, dal 1138, ha considerato questo uso come cosa sua | 39 | propria, non
fu per contrasto con gli stili seguiti da Genova e Venezia, sue rivali sul mare?
Nella pontificia cancelleria, l’uso dal 1o83 dell’anno indizionale romano a par-
tire dal 25 dicembre e l’adozione del calcolo pisano del 25 marzo sembrano
indicare due tendenze contraddittorie in materia cronologica. Saremmo tentati
di trovare in questa opposizione un aspetto della concorrenza dello scrinium e
del palatium (27); ovvero gli scribi romani del primo sostenevano tradizional-
mente lo stile della Natività e l’indizione già usata in città (28), i chierici stranie-
ri del secondo erano più sensibili agli stili dell’esterno (29).
Si pensava, in relazione a questo impiego da parte della cancelleria pontifi-
cia, che l’influenza dei soggiorni di Urbano II, Gelasio II e Callisto II nel sud
della Francia non fosse stata estranea all’adozione momentanea del calcolo pi-
sano in questa regione (30). Ma questo computo non era noto, come abbiamo
visto, in Provenza, in Linguadoca, a Moissac e persino a Saintonge, prima di
questi grandi viaggi papali (31)? Quindi, ci si potrebbe chiedere se non sarebbe
stata, al contrario, la permanenza di Urbano II nel sud della Francia ad avere
una certa influenza sullo sviluppo dell’impiego del cosiddetto anno pisano da
parte della pontificia Cancelleria ia quel’epoca.
Questo mescolarsi e questo scambio di influenze che divenne evidente, co-
munque dalla fine dell’XI secolo tra Francia e Italia, sembrò ancora più eviden-
te nel XII secolo. La Linguadoca era quindi in stretto contatto con Pisa, i cui
commercianti | 40 | venivano regolarmente a toccare i suoi porti, Narbona so-
prattutto dal 1151 (32). Così vediamo i visconti di Béziers e di Narbona, al confi-
ne con il Mediterraneo, che adottano il calcolo anticipato dell’Annunciazione
nei loro atti del 1123 e questo uso fece una macchia di olio verso l’interno duran-
te la seconda metà del secolo. Il trattato di pace e commercio concluso tra Gu-
glielmo VIII e i pisani, redatto da un notaio di Pisa, in domo Pisanorum, a Mon-
tpellier, il 6 febbraio 1178 (a. st.), indizione X (33), mostra bene come il l’in-
fluenza cronologica della città marittima italiana potrebbe essersi diffusa in que-
sta regione del sud della Francia.
Dalla bassa Linguadoca, si segue la progressione abbastanza chiaramente nel-
l’entroterra tramite i Lauragais, il paese di Feix, Comminges, lungo la strada di
Tolosa, quindi la strada sub-pirenaica di Foix (1160), Mas-d’Azil e Gabre (1169-
1176), Montsaunès e Saint-Gaudens (1168-1202). In questa estensione, ovvia-
mente, non sono intere le regioni che hanno adottato il calcolo pisano, ma, nel
modo dello scriba Gilbert a Montpellier dal 1112 al 1124, individui isolati come
Guilhem de Barcoudan o Raimond de Betchat a Comminges. La persistenza,