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I Gerosolimitani e la porta di San Marco (Pisa 1427)

Un registro del Catasto (la tassazione imposta dai fiorentini su città, contado e dominio nel 1427) conservato all’Archivio di Stato di Firenze, trascrive i beni degli enti ecclesiastici di Pisa e, tra questi, le:
1) “Sustanzie dello spedale o vero mansione del Santo Sipolchro e di Santa Soffia dell’Ordine di San Giovanni Gierosolimitani”.
Sono segnate dapprima due case nella cappella San Cristoforo in Chinzica (lì prossima) appigionata a un certo Andrea legatore. Seguono “più case” nella vicina carraia “di Ghonella, le quali la magior partte sono disfatte”. Oltre a ciò si trova un buon numero di altri immobili, che sarebbe troppo lungo elencare, ubicati nei più disparati luoghi di città e distretto, anche in centri lontani come Vecchiano e Nodica. Pure i pigionali e conduttori dei beni erano un nutrito gruppo. Tra loro un Simone Bella Taglia e una Giovanna di Bella Taglia, della cappella di San Martino, ricordano un cognome pisano giunto fino ai nostri giorni (cfr. via Archimede Bellatalla, poeta e matematico, + 1935).
Dalle note sulle terre a Santa Sofia invece si desume come lo spedale del Santo Sepolcro avesse incorporato da tempo i beni della mansione dei Templari di Barbaricina soppressa con l’Ordine nel 1312, anche se era tra le più importanti della Toscana. Lo spedale inoltre dichiarava al Catasto gli obblighi di pagare 30 lire al camarlingo del maestro, 25 lire ai procuratori e ai cappellani, oltre alle gabelle del grano, e al mantenimento delle case e ad altre cose.

2) A nuova pagina appare l’elenco delle:
“Sustanzie dello spedale di San Giovanni della Charai delle Gonne [sic! dovrebbe essere della Carraia di Gonnella] dell'Ordine Gierosolimitani – messer Talano di Giovanni prochuratore di detto monisterio”.
La prima casa era posta nella cappella di San Cassiano di Chinzica e risultava appigionata a Tommaso canapaio. Le altre, assieme alle terre, erano ancora un buon numero, poste in città e nel distretto fino alla Val di Serchio. Nell’elenco si trova anche na seconda nota sui Bella Taglia, ad indicare le amministrazioni dei due spedali gestite in modo comune.
Gli incarichi erano il pagamento del cappellano, del fattore al quale si dava il grano, i debiti pregressi e relativi pegni, le spese necessarie “chome è usanza”. Si trovavano “in casa di detto ispedale sei persone e una servitricie”.

3) Il terzo “ricordo” dei Gerosolimitani è sulle:
“Sustanze per lo spedale overo mansione di Santo Jovanni di Chascina dell'Ordine di San Giovanni di Jerosolimitani detto lo spedale di frate Bartolo di Palmieri da Chascina”.
La pagina non presenta elenchi, salvo la menzione sui commissari “deputati” che avevano accertato la raccolta di grano, vino e pigione per un ammontare (cospicuo) di 75 fiorini d’oro = 300 lire a 4 lire il fiorino. Lo spedale comunque appare poco autonomo, anche se una trentina di anni prima con una certa dovizia frate Bartolo aveva fatto dipingere da un maestro senese la chiesa annessa di San Giovanni Battista (come recita ancora oggi un’iscrizione posta sotto la Crocifissione nell’oratorio).

In una nota in calce ai beni dello spedale di San Giovanni, si trova un’informazione sulla topografia della città. Vi si ricordano alcune case ubicate nel borgo di San Marco disfatte dopo l’occupazione del fiorentini del 1406 per costruirvi la nuova fortezza.

“Abiamo nel borgo di Sa’ Iachopo, cioè abiavamo nel borgo di Sa’ Marcho quatro chase le quali chonducieva più persone delle quagli abbiamo l'anno di pigione fiorini 20 e fecielle disfare il chomune di Firenze per forterza, e feciono fare nella portta di San Marcho, delle quagli non abiamo nulla e innanzi ch’elle fossono disfatte furono stimate onde l’estimo rimase e chosì chontinuamente abbiamo paghato indoutamente l’estimo”.

La suddetta porta, soppressa e murata, doveva essere stata una bella struttura, di continuo attraversata da persone e merci. Nel secolo precedente vi erano ricordati un antiporto, cioè un luogo di sosta in attesa dell’apertura/chiusura, e nelle vicinanze – dentro le mura o appena fuori – delle ampie abitazioni, con chiostri, pozzi, orti e alberi da frutto.

Paola Ircani Menichini, 4 ottobre 2019. Tutti i diritti riservati