Liturgie e feste dei camaldolesi di San Michele in Borgo di Pisa (sec. XVII)

È poco frequente negli archivi statali e nei fondi dei conventi detti retoricamente Corporazioni religiose soppresse la presenza di un registro di sagrestia, sia di ricordi che di amministrazione.
Il motivo è che i detti conventi a quei tempi furono espropriati dei manoscritti riguardanti solo la comunità e non di quelli della chiesa, che ‘dopo’ continuò le funzioni liturgiche. Pertanto tali registri furono lasciati nel luogo originario per l’utilità degli officianti che a volte furono pochi religiosi rimasti e a volte preti secolari.
Nel caos del momento della soppressione, però, qualche libro di sagrestia dovette fuggire al suo fato e, preso per sbaglio dal facchino, condividere il deposito di quelli conventuali, cioè gli archivi pubblici statali.
Così dovette accadere per un registro conservato all’Archivio di Stato di Pisa appartenente alla chiesa di San Michele in Borgo dei monaci camaldolesi, i quali vi officiarono fino al 1782 e per il resto sono da considerare tranquillamente dei benemeriti anche solo per i monumenti e le belle opere commissionate a proprie spese o dei loro amici e lasciate ai posteri.
Il suddetto registro è utile per conoscere soprattutto le liturgie rappresentative di San Michele nella seconda metà del seicento – escludendo quindi, ma solo per la povertà di documentazione, i riti di dovere dei monaci, cioè certe messe, l’ufficio divino e i suffragi ai defunti di tutti i conventi.
Furono ovviamente liturgie di feste particolari e dispendiose, che richiesero abbondante numero di messe e preti “forestieri”, candele in gran quantità, musica con l’organista, musici e cantori da compensare con una colazione, parature di drappi rossi (un parato a una colonna fu rubato nel 1645), fiori (gelsomini il 29 settembre 1674), spolveratura, argenterie, “nettatura” di ottoni e altro.
Tra 1645 e 1648 è ricordata anche la portatura di un “regale”, cioè di un piccolo organo positivo, di certo per sopperire a quello di chiesa non in funzione.
E comunque, tutti gli anni segnati nel registro, fu sempre ritenuto necessario l’aiuto degli amici (per esempio del priore olivetano di San Pietro in Vincoli nel 1674), di laici o delle associazioni, come quella di madonna Anna e delle sorelle della compagnia della SS. Corona (1670).

Le principali ricorrenze che si trovano segnate sono:
– la festa di San Romualdo fondatore dei camaldolesi onorata il 7 febbraio e dal 1674 anche il 19 giugno, giorno della morte (1027);
– la festa di San Michele arcangelo titolare della chiesa il 29 settembre;
– i vespri e le compiete dei sabati del mese con l’esposizione del Santissimo, le litanie, i musici, il cantore e l’organista e due “pretini” assistenti;
– i tre giorni delle “nostre” Quarantore di adorazione, per lo più a marzo, con musica, fiori freschi, acqua di rose per profumare e adornare il Santissimo esposto sull’altare sotto il baldacchino, l’argenteria. Nel 1676 vi “intervennero il serenissimo granduca di Toscana [Cosimo III], N. S. principi e la serenissima madre [Vittoria della Rovere], con molta edificatione”. Fecero lo stesso nel 1679.
Nel novembre 1667 e 1668 furono celebrate delle Quarantore straordinarie a seguito dell’indulgenza concessa per “impetrare aiuto contro il Turco”.
– Infine, l’impegnativa festa religiosa cittadina del Corpus Domini e la processione con i ceri, la croce e lo stendardo portato da un giovane o da un facchino.

Il registro di sagrestia ricorda in alcune pagine anche gli obblighi liturgici nei confronti della compagnia di Sant’Orsola, dell’Arte degli Speziali e di alcune famiglie a loro tempo benefattrici.

Questo il testo:
“Obblighi della sacrestia di San Michele in Borgo.
Gennaio 21 Un offitio de’ morti, con dieci messe al altare della Madonna per madonna Diamante di Giovannetto Magniani, paga la compagnia di Sant’Orsola giuli dieci, e cantandosi la messa, la cera. Rogato ser Davino notaio 1517 [1516] pisano a’ 12 novembre, vedi libro de’ Livelli G a 178.
Febbraro – Marzo – Aprile – Maggio [nessun obbligo].
Giugno 16 Anniversario con offitio, e messa cantata al altare della Madonna con il Libera me e tre (***) per l’anima del signor Guasparre del Torto, e suoi morti per legato, rogato ser Girolamo Vani come alle Ricordanze H a 58, Libro de’ Contratti C a 98.
Luglio – Agosto [nessun obbligo]. Settembre 26 Festa di San Cosimo, e Damiano, messa cantata con 4 piane per l’Arte degli Spetiali al loro altare, Contratti diversi a 47.
27 Anniversario con messa de’ morti cantata, e 4 piane per la medesima Arte al lor’altare e devono di queste dar l’elemosina alla sacrestia, Contratti diversi a 47.
Ottobre 20 Anniversario, offitio con messa cantata, con trentesimo per il signor del Torto e Anna sua signora madre.
Novembre Offitio de’ morti con messe dodici per Pietro di Francesco tintore in nostra chiesa, sei delle quali devono dirsi da’ Padri di San Francesco, e sei da noi monaci, paga l’Opera di San Francesco lire cinque, e libbre quattro di cera, Contratto rogato ser Filippo da San Casciano lì 3 marzo 1554 pisano, Ricordanze C a 90, Libro G a 46.
Festa di San Carlo, messa cantata al altar di detto santo, con cinque messe piane, per l’anima di Carlo Massini, e di monna Angiola sua moglie, et obbligo di tener al suo altare sempre la lampada accesa, rogato ser Leonardo Laccha 1630 pisano, Contratti C a 37.
21 Anniversario, offitio, messa cantata e trentesimo per la signora Lucretia moglie del Torto, come sopra.
Dicembre Ogni giorno la messa di terza per i benefattori che sono molti, e particolarmente per l’anima di Palmiero di Pietro setaiolo, e di Iacopo di Nardo Spada, Ricordanze H a 49.
Ogni mercoledì una messa de’ morti, e in feste messa corrente al altare della Concetione per l’anima del signor Giovanni Battista Catanti, e de’ suoi, rogato ser Leonardo Laccha 1623 pisano, Contratti C a 22.
Ogni giorno in tutte le messi si preghi per la signora Livia Lanfranchi ne’ Galletti, signor Iacopo suo marito, signor cavaliere Mosca suo cognato, e signor Batista suo figlio tutti defunti, Ricordanze H a 49, Contratti C a 10. Obbligo fondato nella fattura del ciborio che non tiene nulla [le ultime quattro parole sono un’aggiunta]”.

Paola Ircani Menichini, 13 giugno 2024. Tutti i diritti riservati.




L'articolo
in «pdf»