SAN PIETRO A 'MACADIO'
e Bottano di San Giuliano Terme


Il 6 aprile 1716 la priora delle monache domenicane di San Silvestro di Pisa, davanti a Clemente M. Fiorini, vicario delle cause dell'arcivescovo, fece depositare gli atti di legge redatti contro il cavaliere Sebastiano e Ranieri Sani affinché quattro pezzi di terra con casa posti nel comune di Bottano “sopra un de’ quali vi sono le vestigie d’una chiesa rovinata” ritornassero al monastero, per mancato pagamento del canone.
La causa terminò il 27 ottobre quando il vicario dichiarò la caducità di soli due pezzi di terra, mentre per i restanti occorreva un successivo giudizio, essendo contesi con il canonicato-prebenda Lanfranchi Lanfreducci.

Tra le carte che le suore avevano prodotto si trovava la copia di un partito del 1707 estratto “de verbo ad verbum” da un Campione del canonicato.
Vi si diceva che Francesco di Girolamo Sani di Pisa, Orazio, Giovan Antonio, Sebastiano e altri dei Sani dovevano corrispondere ogni anno il 15 agosto staia 10 di grano per livello delle terre di Bottano come da contratto rogato da ser Lattanzio Pisani il 30 maggio 1687 stile pisano, cioè 1686.


Seguiva la descrizione di soli due immobili, uno dei quali era:

– un pezzo di terra lavoratia pioppata e vitata posta nel “comune di Bottano luogo detto alle Casaccie dove sono le vestigie di una chiesa, quale dicesi essere S. Pietro a Moraggio, confina a primo via delle Piastrelle che si va alla Casaccie, 2° via di Casale, 3° beni livellarii dell'Avarni, che al presente gode il cavalier Ceffini, 4° parte detto Avarni e parte il medesimo Canonicato che è per misura st. 14”.

Nell’istanza del 1716 invece le quattro terre di Bottano sono descritte con varianti e dettagli: – la prima aveva sopra casa, colombaia, pozzo, forno et altre appartenenze, parte lavorativa e parte pioppata, con i confini: a primo “fossi doppii”, a secondo in parte “via della Lappola” e in parte beni “posseduti da’ signori Comanini”, 3° e 4° “via della Casaccia” [sic] di st. 21 p. 3;
– la seconda era lavorativa e pioppata, “dove sono le vestigie d'una chiesa rovinata”, con i confini: a primo via della Casaccia, 2° beni di Niccolaio Varnia, 3° detto Varnia, 4° via di Casale st. 12 p. 12;
– la terza era anch’essa in parte lavorativa nuda e parte pratata, limitata da tre lati dai Battaglini di Pisa, e 4° i “fossi doppii che dividono con il suddetto pezzo di terra”;
– la quarta, pioppata, era accanto e a lato dei Varnia.

Della ricordata chiesa di San Pietro a Moraggio (o Moraccio, come dice una carta successiva) non si trovano altre notizie, se cerchiamo solo il nome di luogo. Nulla è rimasto nelle fonti e una spiegazione può essere il fatto che non sia mai esistito in tale forma. A chi scrive infatti è sembrato possibile nel tempo un mutamento fonetico di un originale nome di luogo vicino a Bottano, declinato nel medioevo in diverse versioni: Macadio, Macaio o Macaggio. Battezzava un piccolo comune in declino già nel Quattrocento a causa delle guerre e della pericolosità della dimora nella campagna pisana.

Aiuta nella ricerca il Dizionario del Repetti quando ricorda la chiesa di San Pietro di Macadio nei secoli XIII-XIV (e una di San Prospero), mentre una pergamena del 1347 dell’Archivio di Stato di Pisa cita un luogo nei “confinibus comunis Macadii sive Boctani” (confini del comune di Macadio ovvero Bottano) presso una via di mezzo e un “semiterio”.
Anche un Campione di beni dei camaldolesi di San Zeno del luglio 1300 descrive nella villa di Bottano una partita di terra campia con alberi in luogo detto Canneto “et tenet unum caput in via publica, aliud caput in terra sancti Petri de Machadio ...”.
Un secondo Campione di San Zeno del 1350 riporta tre descrizioni di terra “In Macaggio”, situate nella villa di “Sancti Petri de Machadio”, nella villa di “San Prospero de Machadio” e a Borgonovo, l’ultima tenuta da un certo “Sommichus quondam Bonaccorsi de cappella Sancti Donati de Macadio”.
Pochi fogli prima si trovano le terre “In Boctano”.

Potevano in pochi chilometri esservi due chiese dedicate a San Pietro? La risposta suggerisce che San Pietro a Moraggio rovinata nel 1707 non fosse altro che il resto della medievale San Pietro di Macadio-Macaggio.

Nel Campione del 1300 si trovano nella villa di Bottano altri interessanti nomi di luoghi che si riportano per non perderli: Chiusa di Pighino, l’Ausere Veteri (l’Ausere Vecchio a confine con varie terre), il “Podio”, cioè il Poggio, e il Poggio del Ponte, il Pozzo della Fabbrica, “Fracta”, Piscinacchio, Beratoio, un originale Ortaondi.
Non era lontana le villa-comunello scomparsa di Rete o Reto.

I “fossi doppi” del ricordo delle monache di San Silvestro invece si trovano segnati anche nel catasto leopoldino ottocentesco di San Giuliano (Sant’Iacopo) accanto e paralleli a via delle Palanche (esistente).
Quello che era detto Maltraverso in queste carte doveva essere l’Ausere Vecchio del Trecento e oggi ha nome di Fiume Morto Nuovo.


Le mappe Google mostrano al presente la tenuta di Bottano a settentrione del Maltraverso-Fiume Morto Nuovo e a occidente della via Lucchese - Statale 12 dell’Abetone e del Brennero. Adiacente è la vasta zona de Le Maggiola (da Macaggio?) separata da Bottano a oriente da via Ulisse Dini, l’ottocentesca via di Gello, e a occidente da via Lenin, già via Sant’Iacopo.

Paola Ircani Menichini, 7 maggio 2021.
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RICONOSCIMENTI


Le fotografie


– Il Fiume Morto Nuovo all’altezza del ponte della Statale 12 dell’Abetone e del Brennero (2021, foto di P.I.M.).

– Il manoscritto che ricorda San Pietro a Moraggio (2021, foto di P.I.M.).

– Bottano è indicato dal segnale rosso nella Mappa Google; accanto si trova la zona detta Le Maggiola; a sud il Fosso Morto Nuovo.


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