Pietro Leopoldo e Giuseppe II imperatore a Pisa – la luminara al “campanil storto”

Interessanti cronache appartengono alla penna dell’abate camaldolese di San Michele in Borgo di Pisa, dom Zanobi Clemente Cateni fiorentino, al governo di una comunità composta da circa una decina di persone compresi i servitori. In particolare, nella seconda metà del settecento, tra le tante notizie, sono ricordate le visite alla città dei regnanti Asburgo-Lorena.
Sono precedute dalla memoria della morte dell’imperatore Francesco I, avvenuta in circostanze speciali nel 1765 a Innsbruck:

“Si fa memoria come il dì 17 di questo mese d’agosto passò all’altra vita sua maestà imperiale Francesco primo nostro granduca nella città di Ispruch dove erasi portato colla sua consorte Maria Teresa nostra augustissima sovrana per assistere allo sposalizio di sua altezza reale Pietro Leopoldo, figlio destinato nostro sovrano, colla altezza reale di Maria Luisa infanta di Spagna: quivi doppo aver rinunziato gli Stati della Toscana a detto figlio, colpito da apoplessia, rese l’anima al Creatore e furono dipoi celebrati gli sponsali tra il lutto.
Ora aspettiamo con sommo desiderio questo nostro sovrano amatissimo. Piaccia addio che sia lieto e felice il suo governo”.

L’anno dopo Pietro Leopoldo, regnante del granducato, visitò Pisa, dove tutti quanti “fecero il possibile” per onorarlo. Ebbe la ‘sorpresa’ di una speciale luminara installata sui Lungarni, l’episcopio, la torre pendente e altri luoghi, a carico, come usava allora, dei privati proprietari. I camaldolesi volentieri (anzi con certo entusiasmo a leggere il ricordo) fecero montare una struttura artistica sulla facciata di San Michele:

“A dì 15 maggio [1566].
Ricordo come, essendo giunto a Firenze fino da settembre passato il nostro amabilissimo sovrano Pietro Leopoldo I arciduca d’Austria e granduca di Toscana colla dilettissima sposa nostra sovrana Maria Luisa infanta di Spagna, risolvé di portarsi dipoi a Pisa e giunse qua questo suddetto giorno riceuto tra gli applausi di tutto il popolo concorsovi della campagna, e terre e città circonvicine; fu riceuto dal signor commissario alla porta Fiorentina, e portatosi al solito palazzo trovò alla porta di esso il proposto e priori della città, e in sala tutta la nobiltà dalla quale licenziatosi brevemente si ritirò nell’appartamento.
La mattina dopo andò alla caccia in San Rossore, il doppo pranzo ai Bagni da’ quali ritornò circa all’Ave Maria de’ Morti [al tramonto] e trovò la città tutta illuminata, essendosi fatta una straordinaria luminara con illuminazione del campanil torto, dell’arciepiscopio, di tutta via Santa Maria e altre strade, specialmente del Lungarno e Borgo, dove ancor noi abbiamo fatta una nuova facciata di buon disegno e gusto con tre cartelli bellissimi che a lettere chiarissime dicevano il primo Tu gloria Hyerusalem, il secondo Dei laetitia Israel, il terzo Tu honorificentia populi [dalla preghiera Tota pulchra es].
Per far questa facciata con suoi tre archi, cornicione, cartelli, vasi, frontespizio si sono impiegate da dieci canne di legname, 2 mila 200 lampane, luminelli, ferrini ecc. e si è fatta tutta dipingere a chiari scuri con spesa di scudi 42. Tutti gli altri hanno fatto il possibile per onorare la venuta di sua altezza reale e sposa, et il signor commissario ha animato e sollecitato tutti con buona maniera a render più decorosa questa festa che è riuscita di gran sodisfazione delle loro altezze reali, e di tutta la nobiltà fiorentina e forestiera che vi è concorsa; e sua altezza reale, doppo aver ammessa al bacio della mano la nobiltà pisana e forestiera e tutti i superiori delle religioni, se ne è partita questo dì 19 maggio per andare a Livorno dove gli son preparate da tutte le nazioni grandiose feste”.

Nel 1769 giunsero a Pisa il granduca e l’imperatore Giuseppe II. Tornavano da Roma, dove si erano recati per il conclave aperto dopo la morte papa di Clemente XIII Rezzonico. Ai cardinali avevano espresso la neutralità degli Asburgo-Lorena in merito ai feroci contrasti che allora erano scoppiati sulla soppressione della Compagnia di Gesù, voluta dai Borboni, regnanti in Francia, Spagna, Napoli e Parma. Al conclave era stato quindi eletto papa Clemente XIV Ganganelli, che di suo era poco fazioso, ma che il 21 luglio 1773, avuta la riconferma della neutralità suddetta, avrebbe sciolto la Compagnia con la bolla Dominus ac Redemptor e fatto arrestare il padre generale.
A San Michele in Borgo di Pisa però nel 1769 non si immaginava di certo questo (e i molti altri avvenimenti futuri) e dom Cateni poteva scrivere un “ricordo memorabile”:

“[30 maggio 1769]
A dì detto.
Ricordo memorabile come la maestà dell’imperatore dei romani, essendosi portato a Roma in tempo del conclave, et in occasione in cui eravi sua altezza reale nostro sovrano di lui fratello fino dalla metà dello scorso mese di marzo, doppo essersi portato a Napoli a visitar la sorella [Maria Carolina moglie di Ferdinando Borbone delle Due Sicilie], et aver assistito in Roma a tutte le funzioni della Settimana Santa, circa a’ primi di questo mese si portò in Toscana e ci si trattenne per tutto questo mese e buona parte di giugno, nel qual tempo fece una gita a Parma. Venne anco a Pisa e Livorno in compagnia di sua altezza reale. In questo tempo sua altezza reale la nostra sovrana diede alla luce un figlio maschio [Ferdinando III] che è il terzogenito essendo stata la prima femmina, e secondo et il terzo maschi, et in Firenze furono fatte gran feste.
Finalmente doppo aver assistito alla inoculazione del vaiolo fatta al suddetto nostro sovrano felicemente e senza alcun pericolo, se ne partì, e passando per Milano, e per Venezia se ne tornò in Germania [la preoccupazione di Giuseppe II era dovuta al fatto che le sue due mogli erano entrambe morte giovani a causa del vaiolo].
Egli è un monarca adorabile, per quanto porta la voce comune, perché noi appena l’abbiamo veduto in occasione che si portò a vedere i Bagni. Dio lo prosperi, gli dia ogni bene, e gli conceda spirito di religione cattolica come dimostra avere.
[...]
Ricordo come in occasione della sopra accennata inoculazione del vaiolo fatta a sua altezza reale il nostro zelantissimo monsignor arcivescovo Guidi [Francesco], che era a Livorno, scrisse a monsignor vicario Gasperi che esortasse le religioni più cospicue di Pisa a fare un triduo colla esposizione del Venerabile per la buona riuscita di detto innesto et, avendoci scritto detto monsignor vicario un viglietto riposto in filza D carta 30, noi facessimo il detto triduo nei giorni 26, 27 e 28 di questo mese, e facessimo lo stesso assetto che si fa per la processione del sabato fra l’ottava del Corpus Domino [sic]; tutto a gloria di Dio, e salute del nostro sovrano che Dio conservi sano, e renda propizio e favorevole alla sua Chiesa e religione cattolica”.

Nessuno, soprattutto tra le persone comuni, anche in questo caso avrebbe potuto immaginare gli eventi a venire e le iniziative degli Asburgo-Lorena che non furono per nulla “propizi” alla Chiesa e alla religione cattolica.
Giuseppismo resta di fatto il nome della politica eversiva e destabilizzante attuata dal poco “adorabile” imperatore e imitata dal fratello, complice il forte debito pubblico del granducato e la pretesa di Giuseppe di avere da Pietro Leopoldo 12 milioni di lire, come erede del padre. In Toscana ci rimise (anche) la religione ... Tra 1780 e 1790 fu indetto un sinodo giansenista a Pistoia (1786), furono chiusi conventi e abolite confraternite, confiscati i loro beni e venduti all’asta.
Nel 1782 venne soppresso anche il monastero di San Michele in Borgo. L’abate dom Cateni – eletto tale a vita dopo il capitolo generale di Faenza del 1780 –, e poco più di una decina di camaldolesi abbandonarono per sempre Pisa.
Lasciarono il posto, secondo le intenzioni (e la propaganda), a una scuola per ragazzi, come Pietro Leopoldo, prossimo a diventare l’imperatore Leopoldo II, scrisse nelle sue Relazioni del 1790 ... (I, p. 211).

Paola Ircani Menichini, 18 aprile 2024. Tutti i diritti riservati.




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