La pieve dei SS. Rustico e Eleuterio di Gabbreto (Montecatini V.) nel 1450

Esistono dei luoghi che, sebbene piccoli e non più abitati da tempo – oppressi dal tentativo umano di cancellarli con la noncuranza –, danno sempre qualcosa di sé alla storia: ad esempio, una memoria, anche minima, che sfugge al disinteresse e trova ogni tanto un’occasione per affacciarsi ...
Uno di questi luoghi, incontrati tra i manoscritti, è Gabbreto nel comune di Montecatini, sulle alture comprese tra la Valdera e la Valdicecina. Di fatto è un ex paese, spopolatosi nel novecento e oggi ricordato da un agriturismo che ha conservato il nome nel diminutivo (Podere Gabbretino, vedi Tripadvisor).
Eppure fu importante nel medioevo: ospitò un castello e una corte che furono sotto protezione imperiale. I da Gabbreto risultarono una famiglia influente a Volterra. E, a ulteriore testimonianza, il luogo ebbe una pieve con un territorio esteso e chiese filiali. La pieve fu intitolata a dei santi – e forse sta proprio qui l’attrattiva – dal nome particolare e raro, Rustico e Eleuterio, martiri dei pagani in Francia. La fondazione dovette essere antica ma la presenza è documentata solo nel 1030 “infra comitatu et territurio voloterranense ubi dicitur Sancto Lottario (così le Memorie Lucca, V, n. 1785).
Dei santi titolari, non si sa molto. Sono ricordati dalla Bibliotheca Sanctorum con alcune agiografie dissimili che si perdono ab immemore. Risultano citati nei secoli VI e VIII insieme a San Dionigi da Parigi. Gli scritti fanno risalire la venuta dei tre martiri in Gallia alla fine del secolo I e II. Ma in generale, se si esclude l’influenza carolingia in Italia, tutto “è oscuro”, come ricorda la stessa Bibliotheca ...

Tornando alla pieve di Gabbreto, scrive il Repetti (Dizionario, II, 367), il 20 agosto 1403 l’arcidiacono di Volterra come delegato apostolico la incorporò al decanato della cattedrale. Quindi, verso la metà del secolo venne sostituita nelle funzioni parrocchiali da San Biagio di Montecatini. In altre parole fu abbandonata e entrò in decadenza, risentendo in pieno dell’effetto del malcostume allora praticato dal clero sul conferimento delle rendite delle chiese di campagna, più o meno isolate.
Di questo triste periodo, durante il quale si trascurarono e persero molti edifici sacri, è anche il documento visto occasionalmente.
È una lettera di papa Niccolò V del febbraio 1450, riguardante proprio la pieve dei SS. Rustico ed Eleuterio (senza San Dionigi).
È diretta all’abate del monastero camaldolese di San Giusto e all’arcidiacono Ludovico di Magio (Minucci) canonico della cattedrale di Volterra. Risulta scritta a favore di “nos dilectus filius Iohannes Gerardi presbiter volaterranus decretorum doctor fide digno commendatur ...”, che dovrebbe essere Giovanni Gherardi dottore decano della cattedrale citato circa nel 1467 e morto verso il 1477 – così nell’elenco Leoncini (Illustrazione della cattedrale di Volterra).
Nel testo della lettera Niccolò V usa il debito plurale maiestatis ... Queste le sue parole tradotte: così come ricevemmo la chiesa parrocchiale pievana chiamata dei SS. Rustico ed Eleuterio di Gabbreto – fa scrivere – e così come il rettore Taviano di Andrea ottenne la chiesa parrocchiale di San Pietro di Ulignano, essendo allora vacante l’autorità ordinaria, senza dispensa apostolica, contro le costituzioni di Giovanni XXII (Execrabilis), la chiesa fu indebitamente occupata e invece “vacaverit” (sarebbe stata libera) “et vacet” (è libera); e non c’è nessuno che ne possa disporre eccetto noi.
Noi vogliamo fare grazia speciale a detto Giovanni per i suoi meriti e comandiamo che o voi o due uomini o un uomo, per la chiesa dei SS. Rustico e Eleuterio (che ha un reddito di 24 fiorini d’oro secondo la stima comune), si rechino da detto Taviano e presso un notaio pubblico e testimoni “sponte facta vacare reppereritis ... si tanto tempore vacaverit quod eius collatio iuxta Lateranensis statuta Concilii ad sedem apostolicam legitime devoluta” (spontaneamente sia resa libera per così tanto tempo che la sua collazione, secondo gli statuti del concilio Lateranense, sia legittimamente devoluta alla sede apostolica) e “dispositioni apostolice ... reservata existat” (stia riservata alla disposizione apostolica).
Inoltre ... “eidem Iohanni auctoritate nostra conferre et assignare curetis” (avrete cura che sia conferita e assegnata a Giovanni con la nostra autorità). Ed egli o un suo procuratore ne prenda possesso corporale. Taviano sia allontanato dalla pieve e si difendano i diritti del nuovo rettore circa i frutti e i proventi della stessa. Gli incaricati siano “contraditores” anche verso gli ostacoli (si ricorda qui la pia memoria di Bonifacio VIII e altre costituzioni apostoliche difformi non definite) e che comunque il detto Giovanni “in assecutione dicte ecclesie ... volumus anteferri” (vogliamo che sia anteposto nell’acquisizione della chiesa).
Ricordando poi come il Gherardi avesse fatto delle asserzioni riguardo alla parrocchia di San Lorenzo di Pisa che valeva 15 fiorini e, senza cura, 10 fiorini, il papa conclude che, vacando essa, “per alias nostras litterars mandamus provideri” (sarà comandato di provvedere tramite altre nostre lettere).
I progetti papali al momento erano sulla pieve di Gabbreto e: “volumus autem” che Giovanni “pacifice assecutus ...” (vogliamo anche che la acquisisca pacificamente).

Paola Ircani Menichini, 9 maggio 2024. Tutti i diritti riservati.




L'articolo
in «pdf»