Colonia, i mercanti e la Toscana. Il culto a Sant’Orsola. Un attestato

Colonia, che i romani chiamavano Agrippina Nobilis Romanorum Colonia, fu nel medioevo la più grande metropoli dell’Europa centrale e dovette la sua importanza alla posizione sul Reno e al commercio fluviale con Anversa, porto commerciale del Mare del Nord.
Libera città imperiale ebbe una prolifica scuola d’arte. Suoi furono il sigillo cittadino più antico d'Europa, il primo municipio e la prima università civile (fondata nel 1388), mentre il suo principe arcivescovo esercitò dal 1028 il diritto esclusivo di incoronare i re tedeschi, diventando dal 1031 arcicancelliere permanente dell'Italia nell'Impero Romano-Germanico.
Carlo Magno definì Colonia “la sposa più elegante di Cristo dopo Roma”. Per le innumerevoli chiese,cappelle e reliquie (la più nota quella dei Re Magi) venne detta “Hillije Coellen” cioè santa Colonia, come una delle quattro metropoli cristiane –Roma, Bisanzio e Gerusalemme –, e al pari di esse fu metà di continui pellegrinaggi.
Santi teologi cattolici frequentarono i suoi Studium, come Alberto Magno († 1280), il suo allievo Tommaso d'Aquino († 1274) e il francescano Giovanni Duns Scoto († 1308). Il Petrarca, che la visitò nel 1333, scrisse: “È sorprendente constatare quanto siano sviluppati i costumi di questa terra di barbari, quanto è bella la vista della città, quanto dignitoso il portamento degli uomini e onorato l’atteggiamento delle donne ...”.

Vari documenti testimoniano le relazioni di Colonia con l’Italia e la Toscana, sia nell’ambito degli atti imperiali e papali che del commercio di semplici mercanti o artigiani.
Nel 1163, per esempio , Rainaldo arcivescovo di Colonia, arcicancelliere d’Italia e legato dell’imperatore Federico concesse un privilegio al castello di Anghiari e riconobbe un diritto al monastero di Camaldoli.
Nel 1186, mentre era a San Miniato, Enrico VI prese sotto la sua protezione a Lucca la cattedrale di San Martino, il “Sacrarium Sanctissimi Vultus”, le oblazioni ecc. con la sottoscrizione del diploma da parte di di Goffredo cancelliere vice di Filippo arcivescovo di Colonia e arcicancelliere.
Nel 1209 Teodorico arcivescovo di Colonia e arcicancelliere di Ottone IV, tramite il vice Corrado vescovo di Spira, concesse protezione al monastero di Santa Fiora d’Arezzo già distrutto dagli aretini e ricostruito nel poggio di Turrita.
Nel 1210 gli stessi prelati accordarono altrettanto nei confronti di Maghinardo del fu conte Alberto da Prata e dei suoi suoi eredi restituendo loro corti e beni già della sua casata.
Nel 1390, quando Bonifacio IX indisse il giubileo e proclamò l’indulgenza a chi avesse visitato tre basiliche romane – i Santi Pietro e Paolo, la Lateranense e Santa Maria Maggiore –, rogò l’atto Gherardo di Aruliano de Reys chierico della diocesi di Colonia ...

Riguardo alle comuni transazioni commerciali, nel 1209 a Siena si ricordavano tra le monete che circolavano in città 140 marche d’argento alla marca di Colonia.
Nel 1219 dei privati furono debitori di un marco di buon argento a peso di Colonia verso la bottega di Pagano di Fornaro per aver comprato in Lucca uno sendado (scialle leggero) giallo e un giambellotto (tela di pelo di capra?).
E nel 1381 fra Gugliemo da Colonia mandò un procuratore a riscuotere un credito da Bonaccorso Boni e Pietro Ugolini mercanti di Lucca. Così come, sempre a Lucca, nel 1387, si liquidarono i conti tra Forteguerra di Forteguerra e Buonagiunta di Piero Dadagnini suo agente a Colonia.
Gli scambi commerciali comportarono un passaggio e la residenza di uomini dalla Germania. Nel 1408 a Lucca due notai pubblici e chierici di Colonia furono testimoni a una sentenza su un fonte battesimale controverso tra la chiesa di San Giovanni de Cerreto e Sant’Ilario di Oneta (Valdiserchio).
Nel 1418 a Pisa Abraam del fu Alberto da Colonia tessitore di panni fece da testimone con altri artigiani del nord Europa alla scrittura del testamento di una vedova.
Nel 1442 a Lucca una pergamena ricorda sempre tra i testimoni un Arrigo di Gerardo di Colonia. Si trattava della vendita di un pezzo di terra boschiva e di un casalino fatta dal rettore dell'ospedale della Misericordia a un lucchese con il consenso e la partecipazione di conversi e commissari provenienti da Palaia, Milano e Firenze.

Dalla metropoli renana giunse in Italia anche il culto a Sant’Orsola, martire del IV secolo con undicimila compagne, ricordate tutte in una storia originalissima che si perde nella notte dei tempi (Passio del secolo X). Orsola, giovane nobile e bellissima figlia di un re bretone o della Cornovaglia, accettò di sposare il figlio di un re pagano con la promessa della sua conversione alla fede cristiana. Partì dalla patria con le compagne, raggiunse Colonia, Roma e ritornò a Colonia, dove l'incontro con gli Unni di Attila, che aveva occupato la città, provocò il suo martirio e quello delle compagne.
Era il 21 ottobre, data della sua secolare festa cattolica. Colonia invece fu il centro principale della devozione anche perché nel medioevo furono ritrovate le (presunte) ossa delle martiri in numerosi sepolcreti, diventati presto inesauribile fonte di reliquie.
Erano d’altronde i tempi in cui commercio e religione spesso e volentieri si incontravano ....

Di alcune delle reliquie delle sante fanciulle giunte in Italia parla un attestato medievale diretto al vescovo, a tutto il clero e al comune e all’universo popolo di Firenze. Due loro “capita” (teste) infatti erano state donate dall’arcivescovo Enrico a Donato di Nicolao mercante della società dei Peruzzi a Colonia.
Erano prima di allora conservate nella chiesa della città “que vocata Sanctarum Virginum in loco ubi dicte undecim mille virgines tormenta passionis et mortis pro Christi nomine perculerunt”.
Il dono era grande e il possesso assicurava l’indulgenza di 40 giorni ai devoti fedeli che, nella loro ricorrenza, a Natale, a Pasqua, a Pentecoste, per i Tutti i Santi, nelle quattro festività di Maria Vergine, per San Michele arcangelo, per la Natività di San Giovanni Battista e la festa di ciascun apostolo, avessero visitato il luogo dove sarebbero state depositate.
L’attestato è di scrittura elegante e adornato da bei disegni a colori. Ha la data: “Colonie sub appensione sigilli nostri”, cioè dell’arcivescovo, 1307 “in die beatorum Innocentium martirum” (28 dicembre).

Paola Ircani Menichini, 16 maggio 2024. Tutti i diritti riservati.




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