Il castello di Cafaggio nel versante orientale dei Monti Livornesi (1333)

Una parola in italiano, cafàggio, ricorda già da sola una sede longobarda dei secoli VI-VIII. Significa bosco, bandita, e deriva “dal longobardo gahagi” (v. tra gli altri il Grande Dizionario della Lingua Italiana), luogo recintato e isolato, come furono le corti di questo popolo, che almeno per un certo tempo desiderò mantenersi alieno da quello romano del quale aveva conquistato le terre.
La parola è ancora oggi diffusa in Toscana, sopravvissuta al popolo che la impose e agli eventi. Sui Monti Livornesi e nel territorio della Maremma, intendendo la zona costiera nella sua più ampia estensione da nord a sud, è usualmente presente nella toponomastica e con più frequenza in quella storica delle mappe antiche e dei manoscritti.

Un centro detto Cafaggio si trova nel versante orientale dei Monti Livornesi. Si affaccia sulla valle del fiume Fine e ha dirimpetto le Colline Pisane di Castellina e Santa Luce e oltre il volterrano. È rimasto nel nome di un gruppo di case, che secondo le divisioni amministrative moderne – ovvero il risultato quelle arbitrarie compiute dai governi tra XVIII e XX secolo –, è frazione del comune di Rosignano Marittimo, che pure è distante.
È situato sulla strada collinare (provinciale 10) che parte dallo stesso Rosignano e, passando per Castelnuovo della Misericordia, Cesari, Gabbro, raggiunge Livorno dividendosi in due rami: verso Popogna (provinciale 8) e verso Valle Benedetta e Salviano (provinciale 5). Attraversa luoghi belli, di ampi panorami, a volte coltivati, in generale rimasti con poca popolazione.
Ma quel che interessa in queste pagine di ricerche d’archivio e di storia locale sono le notizie ricavate dagli inediti medievali. E nel 1333 – si trova – Cafaggio ebbe un castello con un suo distretto. Ospitò di conseguenza una comunità che svolse funzioni di sorveglianza sulla via Emilia di origine romana e e di lunga percorrenza nella Maremma (la regionale 206 vi si sovrappone), nonché sulle colline circostanti, non trascurando la via sopra citata diretta alla parte occidentale dei monti, a Livorno e a Porto Pisano.

Una pergamena dell’Archivio di Stato di Pisa ricorda il castello come proprietà di alcune famiglie pisane.
Riporta come Ciolo del fu Giovanni Fazi della cappella di San Paolo a Ripa d’Arno e Ciolo del fu Puccio di Fazio della stessa cappella – due cugini dallo stesso nome di battesimo –, vendettero e consegnarono a Pasquino figlio di Corsino Pacchi da Popogna, delle pievi del Porto Pisano, stipulante per sé e per suo padre Corsino:

“castrum et pogium Cafagii et omnia sua pertinentia salvatichum et domestichum, quod tenet caput in curte Torichi, aliud caput in curte Motorni que est nunc domini Fatii, latus in terra illorum de Casale per Vallinum Fiche a Vecchiaa [sic], aliud latus in terra olim marchionum de Massa et nunc domini comitis Fatii ...” – Il castello e poggio di Cafaggio e tutte le sue pertinenze, selvatiche e domestiche, il quale tiene come confine un capo nella corte di Torricchi, altro capo nella corte di Motorno, che ora è del signor Fazio, un lato nella terra di quelli di Casale tramite il Vallino della Fossa alla Vecchia, l’altro lato nella terra che fu dei marchesi di Massa e ora è del signor conte Fazio ... –

La proprietà – dice la pergamena – fu pagata 95 lire di denari pisani piccoli. Rogò la compravendita il notaio Baciocco di Upezino da Livorno, nella casa di abitazione degli eredi di Upezzino di Bonaccorso (la sua?), presenti in qualità di testimoni tali Baccione di Lamberto e Micuccio di Mico entrambi da Livorno e Puccetto di Bonvita del comune di Salviano.
Pochi giorni dopo il luogo venne visitato dal compratore e dal notaio per la corporale presa di possesso, che avvenne in “castro Cafagii iusta murum supradicti castri” – presso il muro del castello. I testimoni questa volta furono Pagnuccio di Vitale, Colo di Ugolino e Tice di Guiduccio, tutti e tre da Popogna, e Iacopo di Francesco del castello di Sarzana.

Qualche nota a commento.
Nel 1313 i cugini Fazi sono citati da un’altra pergamena riguardante una loro vendita di terra posta a Salviano nel Piano di Porto fatta a Piccino di Andrea dei Gualandi di Pisa.

Il conte Fazio (Bonifazio Novello da Donoratico, dei della Gherardesca, 1298-1340), che ebbe più beni confinanti con il castello di Cafaggio, fu figlio di Gherardo e all’epoca coniuge di Bertecca Castracani. Signore di Pisa, si distinse per la politica tesa a favorire gli interessi della città e la pacificazione del contado, nel quale fece fare pure opere di fortificazioni.

La corte di Torricchi fu l’antico nome di quello che, cambiando sede, divenne il comune del Gabbro. Oggi è ricordato dal luogo podere Torricchi.

Anche la corte di Motorno è rievocata dall’odierno Motorno, a settentrione di Cafaggio, non molto distante dalla via Emilia.

“Illorum” (quelli) di Casale sono ignoti. Forse furono una famiglia con questo cognome, o degli abitanti provenienti da Casale Marittimo oppure ancora dei della Gherardesca di un ramo ‘casalese’ proprietari di terre nella zona.

La Fossa alla Vecchia – e anche qui si mette un punto interrogativo – potrebbe essere a sud di Cafaggio l’antico botro San Giorgio o della Sanguigna che dai Monti Livornesi scendeva (e scende) a valle, al torrente Savalano affluente del fiume Fine.

Osservando infine le sole Google maps, non si può non pensare come dovessero avere una loro importanza, nel sistema di fortificazioni medievali sui Monti Livornesi dalla parte della via Emilia – per esempio solo a nord di quanto sopra considerato –, altri luoghi dal nome suggestivo e dalla storia ancora da rivelare, come Cesari, con la sua chiesa di San Martino, Scaforno e Paltratico ...

Paola Ircani Menichini,30 maggio 2024. Tutti i diritti riservati.




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