‘Superbissime’ cibarie donate al granduca Cosimo III a Roma nel 1700

Tra maggio e giugno 1700 il granduca di Toscana, per onorare il giubileo proclamato da Innocenzo XII, dimorò a Roma, dove venne accolto con grande considerazione, come ricorda il Diario delle cose fatte ... tenuto Anton Francesco Marmi (letterato fiorentino, 1665-1736).
Cosimo III all’andata viaggiò per mare: partì il 15 maggio dal porto di Livorno sulla galera Capitana, sostò a Portoferraio, Porto Santo Stefano, Civitavecchia e sbarcò alla fine ad Anzio (qui il Marmi ricordava la fontana di Innocenzo XII). Dimorò poi a Nettuno a palazzo Pamphilj e il 22 giunse a Roma. Attraversando la Porta Pinciana, passò nel suo giardino di Trinità dei Monti e raggiunse il palazzo, che era la bellissima Villa Medici, oggi sede dell’Accademia di Francia.
Restò nella Città Eterna circa un mese, durante il quale fu ricevuto dal papa, incontrò la nobiltà, visitò chiese e monasteri e ricevette doni, tra i quali abbondarono le cibarie, soprattutto di carne, uno degli status symbol dell’aristocrazia.

Il 22 maggio, giorno dell’arrivo, alle ore una di notte ricevette un’ombrina di libbre 110 [sic, circa 37 kg].

Il giorno 23, al ritorno a Villa Medici dall’udienza di circa tre quarti d’ora con un malandato Innocenzo XII (sarebbe deceduto a settembre), “ritrovò un superbissimo regalo mandato da sua santità, consistente in 100 huomini carichi di viveri commistibili che furono d’appié notati:
2 zane di pane papalino di tre sorte
4 gabbie capponi vivi n. 40
4 gabbie pollastri n. 50
17 gabbie pollanchette [galline piccole] n. 50
4 gabbie tortore n. 20
4 gabbie fagiani n. 8
4 gabbie pavoni n. 4
2 vitelle mongane [vitelle da latte]
2 barili butirro [burro]
2 barili di fragole
2 barili prugnoli freschi
4 barili prosciutti
1 barile sopressate di Napoli
2 barili mortadella di Bologna
2 barili marzolini [formaggi di pecora o di bufala]
2 barili entrovi storioni
2 barili con due forme di parmigiano
2 barili privature [mozzarelle]
24 barili di confetture e canditi
2 barili di zucchero fine
2 barili candelotti [piccole candele o pasta da minestra grossa e bucata?]
2 barili lazaruole [mele]
2 barili sparagi [asparagi]
2 barili cioccolata
4 scatole pesce di Caglieri [Cagliari]
4 barili agrumi diversi
6 casse vino di più sorte;
qual regalo posto avanti gl’occhi di sua altezza reale parve che restasse quasi attonito in considerarlo per lo spazio d’un quarto d’ora, mostrando la gratitudine, che teneva a sua santità d’un tanto dono, dando fine ad un tanto stupore con l’assaggio d’una ciambella papalina, e con dare alli portatori scudi 600 et un anello di scudi 150 al maestro di casa di sua santità ...”.

Il 26 maggio il granduca, mentre era a tavola, ebbe in dono altre cibarie dalla marchesa Ruspoli inviate tramite “numero 18 homini carichi cioè:
4 vitelle mongane
2 barili con trionfo butirro
2 barili con due pavoni per ciascuno
1 barile prugnoli
1 barile sparagi
1 barile fragole
4 barili con gabbie di tortore vive
2 barili fagiani vivi”.
Li ricevette con “cortesissimo gradimento” e dette ai “latori una buona mancia”.

Il 28 maggio fu la volta del regalo del signor principe Agostino Chigi e dei suoi “n. 40 homini carichi con le presenti robbe:
n. 10 vitelle di latte
n. 1 barile pernici vive n. 10
n. 96 capponi
n. 92 pollastri
n. 50 pollanche
n. 2 barili butirro
2 barili sparagi
1 barile conserve
6 fagiani
1 storione
2 forme parmigiano
n. 1 barile fragole
n. 6 pavoni vivi
n. 260 fiaschi di vino di tre sorte, di Formello, della Riccia e di Fiorenza”.
Cosimo III gradì “la vaghezza d’un simil dono, e molto di più stimò gl’affetti benefici della Chisia stella [la stella dei Chigi] che sempre ha mostrato gratissimi i suoi influssi verso la serenissima casa Medici e llei sovrana, et i latori del medesimo ne riportarono una considerabile mancia”.

Il 30 maggio invece arrivò il dono del duca Salviati con “52 huomini carichi, cioè:
2 fachini [facchini] di capponi
2 di polastri
2 di piccioni grossi
12 di vino di più sorte
2 di butirro
2 di caciotte
2 di mortadelle di Bologna
2 di cotogniato [marmellata di mele cotogne]
2 di agrumi
2 di frutti freschi
1 barile brugnoli
2 di sparagi
2 di fragole
2 di cioccolata
2 di frutti canditi
4 di conserve
2 di zucchero candito
2 gabbie fagiani
2 gabbie tortore
4 vitelle mongane”.

Infine il 3 giugno mandarono un presente al granduca le monache di Santa Caterina da Siena:
“Un barile di nobilissimi prosciutti
1 di conserve
1 di mostaccioli [dolci speziati]
1 di biscottini”.

Era tempo di ritornare in Toscana.
L’11 giugno Cosimo partì da Roma “verso i suoi stati”; uscì da porta del Popolo e fece il viaggio via terra con soste a Ronciglione (a sud del lago di Vico) nella propria casa, a Montefiascone, a Radicofani e a Siena, dove si trattenne fino al 17 giugno.

Paola Ircani Menichini, 2 maggio 2024. Tutti i diritti riservati.




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